NELLE MARCHE ALLA RICERCA DELLE SPINE DELLA CORONA DI CRISTO

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2 febbraio 2016turismomarche

Misterioso itinerario per i borghi e le città delle Marche alla ricerca delle spine della corona di Cristo, portate durante il medioevo dai templari.

Succede a volte che storia e leggenda si fondano insieme alle tradizioni e alle devozioni religiose andando a creare una memoria popolare dai contorni incerti e indefiniti ma non per questo meno credibile e affascinante. Tra le tante credenze o superstizioni, teorie più o meno verosimili moltissime riguardano reliquie cristiane giunte fino a noi attraverso misteriose traversie, una di queste riguarda la Santa Corona di Spine che trafisse il capo di Gesù Cristo durante la Passione. Questa, secondo la leggenda sarebbe rimasta intatta e le spine della Santa Corona sarebbero giunte in diversi luoghi particolarmente meritevoli della grazia divina. Si narra che la Sacra Corona venne rinvenuta su richiesta di Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, e trasportata a Costantinopoli, dove vi rimase per lungo tempo per poi giungere, durante il periodo delle Crociate, in Francia. Da lì giunsero alcune Spine sul territorio marchigiano portate da misteriosi Cavalieri Templari.

A Serra San Quirico, la leggenda vuole che la Sacra Spina sia giunta nel XIII sec. portata da un crociato tornato nel suo paese. Ancora oggi veneratissima, è custodita in un tabernacolo nella chiesa dei Santi Quirino e Giulitta, edificio riedificato su quello romanico fondato da San Romualdo. In merito al protagonista della vicenda sono stati svolti diversi studi, verosimilmente la Spina sarebbe stata portata da un cavaliere templare fabrianese, tale Guido da Collamato o Guido dell’Amato che, tornando dalle crociate, l’avrebbe strappata dalle mani di alcuni soldati musulmani. Inoltre, sempre secondo la storia popolare, la Sacra Spina sarebbe stata protagonista di diversi prodigi, a volte sarebbe apparsa rosseggiante di sangue mentre alcune testimonianze affermano che nel 1635 la spina si cosparse di piccoli fiori bianchi, una sorta di fioritura avvenuta davanti ai fedeli anche l’anno successivo. Un altro episodio miracoloso si sarebbe verificato nel 1854, durante un epidemia di colera: la spina, piegatasi da un lato avrebbe sanguinato copiosamente, da quel momento la terribile malattia sarebbe cessata.

Un’altra Sacra Spina è conservata ad Ascoli Piceno, in un’antica teca d’argento nella chiesa di San Pietro Martire. L’arrivo della Spina è da ricercarsi in uno scambio di reliquie tra Filippo IV il Bello, nipote del re di Francia Luigi IX, e il suo confessore, il domenicano Padre Francesco de Sarlis. Il re di Francia, nel 1290, donò al confessore la Spina in cambio di una reliquia di San Domenico di Guzmàn, un dente, che si trovava ad Ascoli. Anche questa Spina si sarebbe colorata di rosso sangue durante le liturgie del Venerdì Santo nel 1932.

Anche la Sacra Spina di Fermo, conservata nella chiesa di Sant’Agostino, ha analoghe origini regali, in quanto donata da Filippo III l’Ardito, padre di Filippo il Bello, ad un padre agostiniano di Sant’Elpidio a Mare. Anch’essa come le altre è considerata prodigiosa poiché sarebbe rimasta incombusta nonostante fosse stata gettata nel fuoco come prova della sua autenticità.

A Fano le Spine sono addirittura cinque, conservate insieme in un reliquiario custodito dalle monache agostiniane del monastero dei Santi Benedetto e Scolastica di Rosciano. La tradizione vuole che fossero state portate da Ugo del Cassero, condottiero fanese divenuto cavaliere templare,   che avrebbe fatto costruire, sopra le spine, una chiesa dedicata al culto di Cristo Crocifisso. Secondo la leggenda anche queste spine sarebbero miracolose, nel 1610 infatti, nel giorno del Venerdì Santo, avrebbero germogliato fiori bianchi simili a quelli del Sambuco.

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