Il campo di prigionia nelle Marche

30 Settembre 2019turismomarche
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Anche le Marche si sono macchiate di uno dei grandi orrori della Storia: ecco la storia del campo di prigionia di Servigliano.

Nel 1915, ossia all’inizio della Prima Guerra Mondiale per l’Italia, fu costruito un campo di prigionia nel fermano: a Servigliano. In quel momento furono internati i prigionieri austriaci della Grande Guerra. Il posto era strategico perché si trovava nella valle del Tenna dove allora passava il treno che da Porto San Giorgio conduceva sino ad Amandola. Vennero innalzate baracche di legno ed in muratura dove vivevano le guardie del campo. Si pensa che all’inizio del Novecento fossero quattromila i prigionieri all’interno. Con la fine della Prima Guerra Mondiale, chiuse anche il campo di prigionia, nel 1918.

La chiusura durò purtroppo pochi anni, infatti, con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, ciò che rimaneva del vecchio campo venne riabilitato. Pensate che si riattivarono immediatamente le baracche esistenti ed il 5 gennaio del 1941, il campo di prigionia riaprì. All’interno vi furono portati duemila greci e poi duemila tra inglesi ed americani.

Il 14 Settembre del 1943, a pochi giorni dall’armistizio, i prigionieri riuscirono a scappare data la notizia dell’arrivo delle truppe tedesche. I prigionieri che fuggirono riuscirono a ripararsi nelle abitazioni della popolazione locale, in special modo contadini. Verso la fine dello stesso anno, però, il campo fu riattivato dalle autorità fasciste: stavolta vennero internati ebrei. Decine furono gli internati che poi vennero trasferiti nei campi di sterminio in Germania. Il 24 marzo del 1944 la storia però voltò pagina grazie ad un assalto dei partigiani che entrarono nel campo di prigionia al fine di liberare i prigionieri ebrei.

Soltanto un assalto gappista della banda “Filipponi” guidato dal celebre combattente Dario Rossetti, nel 1944, pose fine alle atrocità che questo luogo si macchiò. Il campo appena fini ta la guerra, si trasformò in un Centro Raccolta Profughi dove cominciarono ad arrivare italiani dalle ex colonie: Albania, Libia, Etiopia. Fino al 1955 quando chiuse definitivamente.

Oggi il luogo è visitabile e qui trovate tutte le informazioni necessarie.

Foto de “La Casa della Memoria di Servigliano”.

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